VITA E OPERE

 

Giovanni Tebaldini nasce a Brescia il 7 settembre 1864 da umile famiglia, primo di tre fratelli. Il padre Clemente è armaiolo, cantore in chiesa e fervente garibaldino (uno dei mille della storica impresa); la madre, Emilia Ceretelli, una casalinga dalla spiccata sensibilità musicale.

A soli sette anni inizia a studiare musica presso il Civico Istituto “Venturi” (oggi Conservatorio “Luca Marenzio”), dove ha come maestri Paolo Chimeri e Giovanni Premoli per il pianoforte, Roberto Remondi per l’organo e l’armonia, Giacinto Conti per il violino.

Nel 1873, dopo la morte della madre, lascia la scuola elementare senza aver conseguito la licenza. Il cugino, Padre Giovanni Piamarta (beatificato nel 1998 da Papa Giovanni Paolo II) che vigila sulla sua formazione religiosa e morale e lo incoraggia a continuare gli studi musicali.

Tra il 1874 e il 1877 muoiono i fratelli Pietro e Luigi; gli resta la sorella Brigida alla quale sarà molto legato fino alla scomparsa di lei (1925).

Nel 1879 lavora già come maestro di coro al Teatro Guillaume di Brescia e, negli anni successivi, al “Castelli” di Milano e al “Comunale” di Macerata.

Nel 1881 si trasferisce nel capoluogo lombardo e va ad abitare in casa di un fratello di Padre Piamarta. Solo dopo aver vinto il concorso per il posto di organista nella Chiesa di Vespolate (Novara), può permettersi di pagare l’affitto di una camera. Contemporaneamente segue l’attività culturale milanese ed entra in rapporto con alcuni esponenti della Scapigliatura, quali Ferdinando Fontana e Luigi Illica.

Seguendo i consigli del musicista Antonio Cagnoni, nel 1883 si iscrive al Regio Conservatorio di Milano, allora diretto dal bresciano Antonio Bazzini, dove studia armonia, contrappunto e fuga con Angelo Panzini, composizione con Amilcare Ponchielli. Nel frattempo fa il pianista accompagnatore nella scuola serale privata di Don Guerrino Amelli (l’iniziatore della riforma della musica sacra in Italia) che lo introduce alla paleografia musicale, al canto gregoriano e alla polifonia vocale.

Dal 1885 collabora con articoli di musica al quotidiano “La Sentinella Bresciana” e ai periodici “Gazzetta Musicale di Milano” (edita da Giulio Ricordi) e “Musica Sacra”, di cui per un certo tempo è redattore pressoché unico.

Compone musica profana d’occasione: La Leggerina (Mazurka “facile” per pianoforte, agosto 1878, Editoria Musicale, Milano, 1882), Il Fiore (Romanza in chiave di Sol per voce con accompagnamento di pianoforte, Editoria Musicale, Milano, 1882), Juvenilia (Polka, 1882, inedita), Felice Talamo (Valzer per pianoforte, op. 1 n. 1), Tristia Mazurka (per pianoforte, op. 1 n. 2, Ed. Lucca, Milano), Fra il Ticino e la Sesia (Gran valzer per pianoforte, Editoria Musicale, Milano, 1882), Elle Dort! (Petite Berceuse per pianoforte a 4 mani, op. 1 n. 4, Brescia, 1883, pubblicata in “Paganini” di Genova del 1887).

Sempre nel 1885 lascia l’incarico di Vespolate, perché chiamato a dirigere la Schola Cantorum della Cattedrale di Vaprio d’Adda. Qui conosce Angioletta Corda, sua futura sposa.

Dal 1° gennaio 1886 diventa critico musicale del nuovo quotidiano cattolico “La Lega Lombarda”. A seguito di un articolo in cui criticava una Messa del suo professore di organo Polibio Fumagalli, viene espulso dal Conservatorio. Il maestro Roberto Remondi lo fa assumere come suo sostituto organista presso la Cattedrale di Piazza Armerina (Agrigento). Tebaldini per un anno (1887) resterà in Sicilia dove comporrà Fantasia Araba, opera sul primo libretto di Illica (in seguito ripudiata, ad eccezione del prologo per orchestra), e Voci del cuore, tre romanze per tenore con accompagnamento di organo su versi dell’amico Giuseppe Lesca.

Nel 1888, tornato a Milano, riprende l’attività giornalistica e il posto di organista a Vaprio. In agosto tiene il suo primo discorso pubblico in lode di Antonio Bazzini. Alla fine dell’anno, a Bologna, conosce il professore Franz Xaver Haberl della Kirchenmusikschule di Regensburg (Ratisbona). Ottenuta una borsa di studio del Wagnerverein e un contributo economico dell’editrice Giovannina Lucca, si trasferisce in Germania (primo italiano a frequentare la famosa scuola di musica sacra). Soggiorna a Monaco, Norimberga e Bayreuth per assistere a importanti esecuzioni, come quelle dei capolavori wagneriani.

Nel gennaio 1889 compone Um Mitternacht (Romanza per tenore e orchestra, op. 3 n. 4). In agosto, appena terminati i corsi di Regensburg, inizia la sua vera carriera. Su proposta dello stesso Haberl, di Padre Angelo De Santi e Giuseppe Gallignani è nominato Direttore della Schola Cantorum e Secondo Maestro di Cappella in San Marco a Venezia. Ha modo di dedicarsi anche a studi paleografici sulle antiche partiture (soprattutto dei principali autori della Scuola Veneta) conservate presso la Biblioteca Marciana; di alcune di esse elabora la trascrizione in notazione moderna e la riduzione. È del 24 agosto 1890 il primo Saggio pubblico della Schola Cantorum, che riscuote grande successo; mentre il 20 marzo del 1891 Tebaldini organizza e dirige il primo Concerto storico con musica sacra e profana di Martinengo, Rovetta, Monteverdi, Cavalli, Rovettino, Legrenzi, Bassani, Ziani.

Partecipa alla vita culturale veneziana frequentando il salotto di Mariano Fortuny, dove ogni domenica si riunisce il gotha degli intellettuali europei, insieme con gli artisti Urbano e Luigi Nono, il letterato Antonio Fradeletto, l’ingegnere Pietro Saccardo, il commediografo Giacinto Gallina e altri.

            Entra in corrispondenza con Antonio Fogazzaro e, tra il 1890 e il 1896, compone Ebbrezze de l’anima, sei liriche per canto e pianoforte (op. 7) da Valsolda e da Il mistero del poeta su versi dello scrittore e poeta vicentino.

Nel febbraio 1892 sposa Angioletta Corda. In estate, a Vaprio d’Adda, con l’amico organista e compositore Marco Enrico Bossi, realizza la Missa pro defunctis che verrà premiata dalla Regia Accademia Filarmonica Romana ed eseguita a gennaio dell’anno dopo (sotto la direzione di entrambi), nel Pantheon di Roma per le annuali solenni esequie del re Vittorio Emanuele II. In agosto fonda il periodico “La Scuola Veneta di Musica Sacra” che dirigerà fino all’ultimo numero (giugno 1895). In allegato pubblicherà, a dispense, il Metodo di studio per l’Organo moderno, elaborato con Bossi. Nel 1894 l’opera didattica sarà editata dalla Carish di Milano che ancora oggi la mantiene in catalogo.

In dicembre diventa padre della primogenita Marie.

Nell’ambiente lombardo-veneto lavora in particolare per l’attuazione della riforma della musica da chiesa. Partecipa, come relatore, a congressi e prende precise posizioni anche a mezzo stampa per far valere i suoi principi (famose le polemiche con organisti e organari e quella sulle composizioni sacre di Charles Gounod). Nel difficile compito è incoraggiato da Giuseppe Sarto (Vescovo di Mantova, poi Patriarca di Venezia e infine Papa Pio X) che nel 1903 emana il Motu proprio e lo incarica - con De Santi, Bossi, Terrabugio, Gallignani e pochi altri - di vigilare sulla sua applicazione. Poiché la riforma implica la revisione degli organi, per adeguarli alle esigenze delle nuove esecuzioni, o l’installazione di quelli nuovi, Tebaldini tra il 1887 e il 1928 farà parte di una cinquantina di commissioni per il collaudo di tali strumenti in diverse città.

            Nella ricorrenza del Giubileo Episcopale di S.S. Leone XIII (1893) compone la Cantata religiosa, a 4 voci miste ed organo, Quare fremuerunt gentes (pubblicata da Gerdel di Lipsia per le edizioni del Seminario Vaticano in Composizioni musicali, unitamente a pezzi di E. Tinel, F. Capocci, M. Haller, I. Mitterer, S. Meluzzi. M. E. Bossi, A. Guilmant, G. Gallignani, D. Capocci). Le Edizioni Palma di Milano stampano due suoi opuscoli: La Musica Sacra in Italia e La musica Sacra nella Storia e nella Liturgia.

Nel 1894 è nominato direttore della Cappella musicale della Basilica di Sant’Antonio e si trasferisce con la famiglia a Padova. Viene anche chiamato a far parte della Commissione per le Arti Musicale e Drammatica (con Arrigo Boito, Alberto Franchetti, Giulio Ricordi, Antonio Cotogni, Giuseppe Martucci e Luzzatto), ma si sospende quando partecipa al Concorso per direttore del Conservatorio di Parma (1897).

Sempre nel 1894 inizia la collaborazione sulla “Rivista Musicale Italiana” con uno studio su Gounod autore di musica sacra e un altro su Giovanni Pierluigi da Palestrina, da lui commemorato a Parma nell’ambito delle manifestazioni per il Centenario palestriniano. Traduce dal tedesco l’importante Trattato di composizione di Peter Piel, edito da Schwann di Düsseldorf.

In aprile nasce la secondogenita Carolina (Lina). In quel periodo compie un intenso lavoro per la preparazione delle Feste Centenarie del Santo che avranno luogo nell’agosto 1895. Per la circostanza è chiamato a comporre la Missa in honorem Sancti Antonii Patavini, dopo la rinuncia di Verdi per impegni assunti in precedenza. Sarà eseguita per la prima volta nella Basilica del Santo il 18 agosto 1895 e verrà pubblicata da Ricordi nel 1899. Dalle sue instancabili ricerche paleografiche presso la Biblioteca Antoniana nascerà la pubblicazione L’Archivio musicale della Cappella Antoniana in Padova, lodata anche da Boito e da Verdi. Da essa prende avvio una dotta corrispondenza con il Maestro di Busseto, incentrata sulla composizione del Te Deum. Anche a Padova dirige concerti di musica storica alla presenza di personalità del mondo culturale. Tra il 1895 e il 1897 consegue cinque primi premi, attribuiti a composizioni per voci e organo, in concorsi indetti dalla Schola Cantorum di Saint-Gervais di Parigi: Missa pro defunctis; Kyrie, Sanctus ed Agnus Dei della Missa in honorem Sancti Antonii Patavini; Trois pièces d’Orgue.

Nel febbraio del 1896 diventa padre di una terza figlia, Emilia.

Compone la Missa Conventualis in onore di San Francesco d’Assisi, eseguita in prima assoluta nella Cattedrale di San Gallo (Svizzera) l’8 dicembre 1896, poi pubblicata da Schwann. In agosto, su richiesta del musicista spagnolo Felipe Pedrell, viene inviato a Bilbao a relazionare sulla musica sacra in Italia. Così entra in contatto con Vincent d’Indy, Charles Bordes, Alexandre Guilmant, Luìs Millet, Jesus de Monasterio. Sulla “R.M.I.” pubblica Felipe Pedrell e il Dramma Lirico spagnuolo. Scrive una lirica per canto e pianoforte, Fairyland (op. 19 n. 1), su testo da Il mistero del poeta di Fogazzaro.

L’anno dopo è la volta di Montanina, Canzone-Coro a due voci con acccompagnamento di pianoforte (op. 19 n. 2), su parole di Fogazzaro, e di Festmarsch per orchestra (op. 20).

In maggio riceve il diploma di Caballero de la Real Orden de Isabel la Catòlica di Spagna.

Nell’autunno conosce di persona Verdi, che lo invita nella Villa di Sant’Agata. Dopo quell’incontro si sente incoraggiato a presentare la domanda al concorso per direttore del Regio Conservatorio di Parma. La giuria lo proclama vincitore e il 16 dicembre 1897 si trasferisce con la famiglia nel capoluogo emiliano (stipendio annuo di £ 6000, oltre l’alloggio). Sulla “G.M.M.” pubblica lo studio in tre puntate su Giuseppe Tartini. Nell’Istituto musicale attua riforme organizzative e didattiche, provocando le reazioni di alcuni esponenti politici, interessati a mantenere lo status quo ante, fatto di conservatorismo e privilegi. Ha come allievi Ildebrando Pizzetti (di cui scoprirà subito il talento), Vito Frazzi, Bruno Barilli, Agide Tedoldi, Giulio Azzoni, Eduardo Fornarini.

Nella Settimana di Pasqua del 1898 si reca a Parigi per la prima dei Pezzi Sacri di Verdi all’Opéra, sui quali scriverà un attento testo critico per la “R.M.I.”. Comincia a comporre Caeciliae Nuptiae (poemetto gregoriano per soprano solo, coro a 4 voci e piccola orchestra, op. 21), che rivedrà a Loreto nel 1930 per la prima esecuzione al Conservatorio “B. Marcello” di Venezia (22 novembre 1931, Festa di Santa Cecilia).

Nel giugno 1899 nasce a Parma la figlia Cecilia, che muore in agosto.

Il 17 novembre, per il sessantesimo dalla prima dell’Oberto conte di S. Bonifacio, organizza una serata in omaggio a Verdi, esecutori gli allievi del Conservatorio.

Nel giugno del 1900 riceve la  nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Nel settembre 1901, a Tavernola Bergamasca, nasce la figlia Brigida (Dina).

In ottobre porta gli alunni a visitare la casa natale di Verdi, a Le Roncole, e la villa di Sant’Agata. Il Maestro accetta di incontrare i giovani i quali la sera tengono, in suo onore, un applaudito concerto nel Teatro di Busseto. A novembre il settimanale socialista “L’Idea” di Parma inizia una campagna denigratoria nei confronti di Tebaldini per le sue iniziative come direttore del Conservatorio. Nelle vacanze del 1901 dà avvio alla composizione per organo e coro Sonata (pubblicata, in edizione critica del professor Dino Rizzo di Busseto, dall’Editrice Carrara di Bergamo nel 2006). In Album Cimarosiano appare il suo lungo saggio Da Rossini a Verdi. Esce vittorioso da due inchieste ministeriali (la prima delle quali da lui pretesa), anzi, per il suo operato presso il Conservatorio di Parma, nel marzo del 1902, riceve il plauso di una decina di alti funzionari del Ministero. Nonostante ciò, viste le ostilità che non gli avrebbero permesso di lavorare con tranquillità, decide di lasciare Parma e partecipa al concorso per direttore della Cappella Musicale della Santa Casa di Loreto. La Commissione  (formata dal conte Enrico di San Martino, Giacomo Puccini, Francesco Lurani, Stanislao Falchi, Giuseppe Depanis, Antonio Scontrino, Giuseppe Gallignani, Alessandro Costa) lo proclama vincitore e, alla fine dell’anno, egli si trasferisce nella città mariana dove attua “un programma di radicali riforme sulla base della restaurazione della vera musica liturgica” (Giuseppe Radiciotti). La Cappella, quindi, acquista grande prestigio e, in più occasioni, viene chiamata a esibirsi altrove. Da ricordare i Concerti spirituali di Bologna (1917-1923); la partecipazione alle esequie dell’eroe Francesco Baracca a Lugo di Romagna (1918); l’esecuzione della sua Trilogia Sacra a Ravenna per il VI Centenario Dantesco (1921); le Feste per la Beatificazione di Suor Capitanio a Lovere di Bergamo (1926). Le suggestive esecuzioni della Cappella verranno incise in alcuni dischi dalla Società Nazionale del “Grammofono” (Milano, 1925), unitamente a quelle della Cappella Sistina del Vaticano.               

Il 1904 è un anno creativamente fecondo: compone Tria Motetta (per coro a 4 voci e organo, op. 24), Nel mio mortal tu vivi e Foglie sparse (per canto e pianoforte, op. 32 n. 1 e n. 2, entrambe su versi di Fogazzaro), Ella tremando venne alfine (lirica per canto e orchestra, op. 32 n. 3, su parole di D’Annunzio), L’Infinito (lirica corale con accompagnamento di pianoforte, op. 34 n. 1, su versi di Leopardi, edita dalla Stamperia Musicale Marchigiana ed eseguita a Torino nel giugno 1905, a cura della Corale “Stefano Tempia”). Sulla “R.M.I.” Tebaldini pubblica Il “Motu proprio” di Pio X nella musica sacra.

Ma l’ambiente marchigiano è troppo isolato per le sue esigenze artistiche, così accetta incarichi di prestigio e tiene concerti, conferenze e commemorazioni in varie città italiane e straniere. Continua l’intensa collaborazione a periodici specializzati: “Rivista Musicale Italiana”, “Musica Sacra”, “Santa Cecilia”, “Bollettino Ceciliano”, “Il Tirso”, “Musica”, “Orfeo”, “Arte Cristiana”, “Harmonia”... Si può dire che non vi sia stata prestigiosa testata musicale a cui non abbia collaborato. E trova il tempo per scrivere articoli sui quotidiani “Il Giornale d’Italia”, “Corriere d’Italia”, “Il Momento”, “Il Cittadino di Brescia” e via dicendo.

Nel 1906 riceve dal Papa Pio X la Commenda dell’Ordine di San Silvestro. A Pesaro, Cesena, Milano e Recanati tiene la conferenza Origini e finalità della musica sacra, che ripete in altri luoghi. Pubblica sulla “R.M.I.” L’elemento lirico nella musica sacra.

In dicembre nasce a Loreto l’ultimogenita Anna Pia. Un anno dopo perderà la figlia Lina.

È molto apprezzata la sua conferenza L’anima musicale di Venezia, anche perché basata sulla corrispondenza musica-pittura, tenuta nel maggio del 1907 al Conservatorio di Musica di Palermo, nel febbraio 1908 al Collegio Romano di Roma (alla presenza della Regina Margherita) e a Macerata (1910), Recanati (1911), Ancona (1912), Torino (1913), Zurigo, Losanna e Ginevra (tutte nel febbraio del 1921). Del 1907 è un altro suo significativo intervento pubblico su La funzione sociale dell’arte, letto in alcune città delle Marche.

Nel 1908 la sua Missa Solemnis pro defunctis è scelta in un concorso dalla Regia Accademia Filarmonica Romana e viene eseguita nel Pantheon per le annuali esequie del Re Umberto I. Compone pure Apothéose, utilizzata come coro d’obbligo per il Concorso Orfeonico di Marsiglia, e Gradualia Festiva per coro a due voci pari e organo (op. 29, nn. 1-12, editi da M. Capra).

Nel 1909 sulla “R.M.I.” appare il suo circostanziato saggio Telepatia musicale, sulle analogie tra le opere Cassandra di Vittorio Gnecchi ed Elettra di Richard Strauss. Lo scritto aprirà una discussione in ambito internazionale.

Nel 1910 compone altri Gradualia Festiva (op. 30 nn. 1-9, editi pure da Capra). Inoltre, trascrive e riduce Rapprentazione di Anima e di Corpo, melodramma di Emilio De’ Cavalieri, che verrà eseguito per la prima volta il 12 aprile 1912 presso la Regia Accademia di Santa Cecilia a Roma in un Concerto di musica italiana dei secoli XVI-XVII; ripetuto all’Augusteo quattro giorni dopo. Nel tempo l’opera verrà riproposta in oltre venti località, tra cui Francoforte (1926) e Monaco (1931, nella visione scenica di Luigi Illica), sotto la direzione di Hermann Scherchen. Nel 1914 l’Editrice S.T.E.N. di Torino ne pubblicherà la riduzione per canto e pianoforte, a cura di Corrado Barbieri, con prefazione di Domenico Alaleona e testo critico di Camille Bellaigue.

Ancora nel 1910 è chiamato a Milano per commemorare Carlo Andreoli; ad Ancona a parlare di Pergolesi. Si ammala gravemente la primogenita Marie di diciotto anni e l’assiste mentre scrive La Boyra (lirica corale a 5 voci, op. 34 n. 3). La giovane morirà in ottobre.

Nel febbraio del 1911 Tebaldini perderà il padre. In aprile è a Tivoli per la Commemorazione di G. M. Nanino. Compone Quatre Motets a 4 voci miste (op. 17, nn. 1-4, editi da Janin e fils di Lione) e, l’anno dopo, Lux in tenebris (sei liriche su versi di Fogazzaro, op. 37).

Sono del 1913 la Prolusione su Riccardo Wagner ed il Tristano e Isotta al Teatro Le Muse di Ancona e una serie di commemorazioni di Verdi in numerose città delle Marche per il primo centenario della nascita. All’inizio dell’anno successivo parla del Maestro bussetano nell’Aula Magna della Cancelleria di Roma, per conto del Circolo Universitario Cattolico; il 31 maggio commemora Giuseppe Martucci a Capua; l’8 giugno a Novara parla de La Musica Sacra e le Arti Figurative, da cui deriva l’omonimo saggio di estetica comparata, che in dicembre esce su “Arte Cristiana”. Altro impegnativo saggio: Giuseppe Verdi nella musica sacra (“Nuova Antologia”, 16 ottobre 1913).

Nel 1916 trascrive e riduce l’Euridice di Peri e Caccini, melodramma eseguito a Milano il 13 maggio.

È nominato Commendatore della Corona d’Italia.

Nel 1917 organizza e dirige a Bologna un Concerto spirituale a beneficio dei profughi veneti del primo conflitto mondiale.

Nel 1919 è tra i fondatori dell’Associazione “Alessandro Scarlatti” di Napoli. Ne dirigerà i primi concerti eseguendo Rappresentazione di Anima e di Corpo, Euridice e l’Oratorio Jephte di Carissimi.

Dopo lunghe ricerche, dà alle stampe il catalogo storico-critico L’Archivio Musicale della Cappella Lauretana (Amministrazione della Santa Casa, 1921).

Il 1921 lo vede impegnato a Ravenna nella commemorazione del noto direttore d’orchestra Angelo Mariani e nelle Celebrazioni del VI Centenario Dantesco, dove allestisce e dirige la sua Trilogia Sacra espressa con melodie gregoriane, mottetti e inni palestriniani; presentata in anteprima a Jesi (18, 19 e 21 giugno) e riproposta a Milano (25-27 aprile 1922). Lavora nel dolore per la grave malattia della figlia Anna Pia (pianista prodigio e sua possibile erede artistica) che morirà nel gennaio del 1922.

Nel 1923 a Bologna organizza e dirige un altro Concerto spirituale, questa volta a beneficio di un “monumento da erigersi per i caduti in guerra”.

Nel 1924, per il terzo centenario della nascita di Gaspare Spontini, tiene due discorsi commemorativi a Majolati (settembre) e ad Ancona (novembre). In quell’anno è chiamato a Brescia per cinque erudite lezioni su La storia della musica in Europa nel secolo XIX, che finalmente lo mettono in evidenza nella città natale.

         Nel febbraio 1925 è collocato a riposo per raggiunti limiti di età ma riceve la nomina a Direttore Perpetuo ad honorem della Cappella Musicale della Basilica di Loreto.

In marzo è incaricato di ricordare l’amico Marco Enrico Bossi (deceduto in febbraio sul piroscafo in rotta da New York a Le Havre) nella Basilica del Carmine Maggiore di Napoli. Presso il Conservatorio “San Pietro a Majella” della stessa città commemora Giovanni Pierluigi da Palestrina con un discorso e un concerto di musiche del sommo Maestro (maggio) e Alessandro Scarlatti (dicembre). In autunno Francesco Cilèa, direttore di quell’Istituto, gli affida la cattedra speciale di Canto gregoriano ed Esegesi della polifonia palestriniana, incarico che Tebaldini assolverà per cinque anni. Tra gli allievi che trarranno profitto dai suoi insegnamenti Luigi Colonna, Alfredo Sangiorgi, Carlo Cammarota, Mario Pilati (deceduto prematuramente nel 1938).

Nel 1928, per un male incurabile, perde la moglie, alla quale dedica la composizione Non come fiamma dal Trionfo della morte di Francesco Petrarca. Qualche mese dopo compone Benedico Te Pater (Corale per grande organo, pubblicato da Carrara di Bergamo nel 1930).

È del 1931 il suo libro Ildebrando Pizzetti nelle “memorie” di Giovanni Tebaldini (Fresching, Parma). Contemporaneamente l’Editore Ricordi pubblica le sue riduzioni di Fuga in sol minore di Girolamo Frescobaldi e Largo di Gianbattista Bassani.

Negli anni scolastici 1930-1932 ha la direzione artistica dell’Ateneo Musicale “Claudio Monteverdi” di Genova e anche in quella sede dà il suo contributo formativo a un gruppo di studenti.

Nel 1933 compone Quintetto pel Natale (per quartetto d’archi e pianoforte), proposto in prima assoluta a Pesaro nel settembre 1934; anno in cui si dedica anche alle commemorazioni per il primo centenario della nascita di Amilcare Ponchielli: a Roma (Conservatorio di S. Cecilia, aprile), a Milano (Conservatorio “G. Verdi”, maggio), a Paderno Cremonese (per l’apertura e la chiusura dei festeggiamenti, luglio e ottobre), a Zara (Circolo “A. Colautti”, aprile 1935).

Tra il 1935 e il 1937 compone Amore e Morte dai Canti di Leopardi e il poema sinfonico gregoriano Rapsodia di Pasqua, eseguito al Teatro E.I.A.R. di Torino nel 1938 con la direzione di Ildebrando Pizzetti (suo prediletto ex allievo), con musiche dello stesso Pizzetti, Mozart e De Falla. Nel 1937 l’Editore Ricordi pubblica la sua trascrizione-riduzione di Totila di Legrenzi.

Nella Pasqua del 1938 compone Il Sacro Poema della Pentecoste (Cantata religiosa per coro e orchestra, ispirata da un capitolo della Vita di Cristo di Giovanni Papini).

L’anno successivo sulla rivista “Aurea Parma” appare un suo saggio su Ferdinando Paër.

Nel 1940 riceve l’Encomio Solenne dall’Accademia d’Italia con la seguente motivazione:

“Un solenne encomio si vuole tributare a GIOVANNI TEBALDINI per la esemplare dedizione di tutta la sua vita allo studio, all'amore e al culto della musica, non solo per l'opera da lui svolta come compositore e riformatore, particolarmente nel campo dell'organistica, ma anche e soprattutto per il validissimo contributo da lui dato alla rivelazione e restaurazione della grande arte degli antichi polifonisti italiani. L'opera di rievocazione e di rivalutazione delle espressioni meno conosciute dell'antica nostra scuola musicale, da lui così tenacemente e così efficacemente condotta, è in tutto degna di un alto riconoscimento”.

Inizia la pubblicazione di ‘rendiconti musicali’ dal taglio giornalistico, che gli vengono richiesti grazie alle prestigiose frequentazioni e alla lunga militanza nel campo dell’arte musicale: i Ricordi verdiani (in “Rassegna Dorica”, gennaio-giugno 1940); le ‘memorie’ sulle vicende della riforma della musica sacra (sette puntate su “L’Italia”, giugno 1942); i suoi rapporti con Fogazzaro (“L’Italia”, 8 e 9 settembre 1942); Pio X e Perosi (“L’Italia”, 22 ottobre e 20 dicembre 1942); Boito (“Il Giornale di Brescia”, 6 e 10 giugno 1948); Toscanini (“Il Giornale di Brescia”, 16, 18 settembre e 23 ottobre 1948).

Nel 1941 dedica a Verdi tre ampi saggi: De “La melodia verdiana” e Verdi e Wagner (in Verdi. Studi e Memorie di Aa. Vv, a cura del Sindacato Nazionale Fascista Musicisti, nel XL anniversario della morte, Roma, Istituto Grafico Tiberino, pp. 101-134 e 157-175); Giuseppe Verdi, i suoi imitatori e i suoi critici (“Aurea Parma”, gennaio-febbraio 1941, pp. 3-12).

Nel 1944, profondamente colpito dall’eccidio di due giovani di Loreto, avvenuto il 29 giugno per mano dei nazi-fascisti, compone Epicedio per orchestra, che termina a San Benedetto del Tronto dove si trasferisce stabilmente in casa della figlia Brigida. Il “canto funebre” sarà eseguito - in prima assoluta - a Napoli nel 1948.

Nel 1947 scrive l’ultima composizione, Padre, se mai questa preghiera giunga al tuo silenzio, su versi di Ada Negri, che rappresenta una sorta di testamento spirituale. La lirica drammatica è incisa su disco a Bologna  (soprano Grazia Ciancabilla Franchi; pianista Enmaria Pasi).

            Nel 1951, sia pure tardivamente, riceve la nomina ad Accademico di Santa Cecilia. Inizia la collaborazione con la rivista “La Scala” di Milano (l’ultimo articolo uscirà un mese prima della morte). Contemporaneamente pubblica Fuori del teatro (in Giuseppe Verdi di autori vari, a cura di  Franco Abbiati, per le onoranze a Verdi nel cinquantesimo della morte).

Il 10 ottobre 1951 parla per l’ultima volta in pubblico commemorando Verdi al Circolo Cittadino di San Benedetto.

Sei mesi dopo è colpito da paresi e si spegne l’11 maggio 1952. Viene sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Loreto.

Nel corso della sua carriera ha diretto circa 70 concerti, senza contare quelli ‘liturgici’ delle Cappelle Musicali di Venezia, Padova e Loreto; tenuto più di 175 conferenze.

Lascia 140 composizioni sacre, 46 profane e oltre 130 trascrizioni e riduzioni di musiche antiche. I suoi scritti, tra saggi e articoli, superano il numero di 600.

Tra gli studi restano inediti quelli su Giovanni Pierluigi da Palestrina, Amilcare Ponchielli e sull’estetica musicale (Domus Aurea).

Dopo la scomparsa i Comuni di San Benedetto del Tronto, Brescia, Loreto e Roma gli intitolano una via.

Nel 1964 (primo centenario della nascita) Francesco Degrada nell’Annuario del Conservatorio di Musica “G. Verdi” lo ricorda in Giovanni Tebaldini negli appassionati anni del Conservatorio.

Ad Ascoli Piceno nel 1999 viene costituito il Centro Studi e Ricerche “Giovanni Tebaldini” con la finalità di rivalutare la figura e l’opera dell’artista. Tra le attività: organizzazione di concerti, iniziative editoriali, gestione del  sito internet, concepito come centro di documentazione/informazione in rete.

Nel cinquantenario della morte (2002) rendono omaggio a Tebaldini le città di Loreto (nella Rassegna Internazionale di Musica Sacra “Virgo Lauretana” con l’esecuzione di sette sue composizioni e il conio di una medaglia celebrativa), San Benedetto del Tronto e  Brescia (con una commemorazione e un concerto di musica profana).

Nel 2004, ancora a San Benedetto, si costituisce una Corale polifonica che assume il suo nome e, l’anno dopo, organizza il convegno L’opera di Giovanni Tebaldini nel Piceno e ne pubblica gli Atti.

Nell’estate 2006, in un concerto per organo nell’ambito del Festival Settembre in Musica, sono eseguite le sue composizioni Meditazione e Mache Grave da Trois pièces d’Orgue, mentre il 1° dicembre la Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto gli dedica la manifestazione Rievocazioni Musicali, comprendente la presentazione del libro Pagine inedite di un’identità musicale | Carteggio lauretano Tebaldini-Barbieri (1910-1926), di Anna Maria Novelli e Luciano Marucci; una Mostra documentaria allestita presso il Museo-Pinacoteca del Palazzo Apostolico e un Concerto nella Basilica della Santa Casa con l’esecuzione della composizione Caeciliae Nuptiae, a cura dell’Associazione Corale-Culturale “Filippo Marchetti” di Camerino.

Tebaldini, per la multiforme e significativa produzione - sviluppata con competenza e determinazione, senso della storia, alti ideali etici ed estetici - occupa un posto di rilievo nella moderna storiografia musicale europea.

Naturalmente il suo nome, legato in particolare al rinnovamento della cultura musicale in Italia, è spesso citato in pubblicazioni sulla musica sacra e profana o su Ildebrando Pizzetti.

La bibliografia degli scritti su Tebaldini è molto ampia. Nel sito internet a lui riservato i titoli fino ad ora conosciuti occupano ben 69 pagine.

Tra i critici e storiografi più attenti alla sua opera, F. Abbiati, D. Alaleona, R. Cognazzo, G. Confalonieri, A. Damerini, G. A. Fano, G. Fara, D. L. Janssens, E. Liburdi, M. Medici, G. Petrocchi, I. Pizzetti, F. B. Pratella, M. Rinaldi, L. Ronga, A. Untersteiner, I. Valetta.  

Per approfondimenti si rimanda alle altre sezioni di questo sito.

  a cura del Centro Studi e Ricerche “Giovanni Tebaldini”, Ascoli Piceno

 

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